“L’Italia peggiore” non sono certo i precari, come ringhia l’orrido Brunetta. Ma la banda di ignobili individui che in questi anni hanno occupato buona parte delle pubbliche istituzioni all’ombra del patto di potere Lega-Pdl. Gli “uomini del fare”. Volgari, falsi, incapaci. Senza una reputazione da difendere, pronti a qualsiasi bassezza. Peggiori perfino di coloro che votano le liste bloccate che li candidano. Fedeltà e spudoratezza sono le attitudini per le quali il Capo li ha selezionati. Mai, nemmeno un giorno si sono comportati da esponenti di un’ipotetica classe dirigente, questi individui senza qualità, miracolati da un’epoca in cui la politica era diventata fango. Che dalla gran voglia di cambiamento dei primi anni novanta potesse venir fuori una cricca governativa così squallida, così verminosa, nemmeno la fantasia più perversa avrebbe potuto immaginarlo. A questo punto i danni sono incalcolabili, a cominciare dalla piaga del precariato. Ma nessun inganno è eterno. Dopo un ciclo quasi ventennale è partito il conto alla rovescia. La maggioranza degli italiani, con colpevole ritardo, ora sembra averli smascherati. Forse è arrivato il tempo di vederli affondare sotto il peso dei loro misfatti, di vederli tornare a essere riconosciuti le nullità che sono sempre stati. Dobbiamo cacciarli al più presto, senza riguardi. Ma non dimentichiamoli. Teniamo a mente i nomi e i volti. Non dimentichiamo mai in quale conto hanno tenuto verità, giustizia, democrazia. Molti di loro tenteranno di riciclarsi sotto altre insegne, confidando nella fiacchezza morale e nella facilità di oblio di un paese in cui il 25 aprile sera non si trovava più un fascista. Ancora qualche giorno e non si troverà più un berlusconiano.
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